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 quartiere dell anticoNoi ragazzi di 2A abbiamo preso parte ad un’ interessante attività: la visita al Museo della Padova ebraica, alla Sinagoga Italiana, l'unica ancora in uso delle tre  presenti in città e per ultimo, ma non per importanza, al Cimitero ebraico di via Wiel. Durante tutto il percorso siamo stati accompagnati da una guida, la  signora Simonetta, che ci ha raccontato la vita di un importantissimo rabbino, Meir Katzenellenbogen, vissuto a Padova proprio nel periodo che stiamo studiando in storia,  il XVI secolo.

Abbiamo approfondito molti aspetti della sua esistenza attraverso un video proiettato nella sala principale di quella che era un tempo l'antica sinagoga di rito tedesco.

Dopo aver studiato a Praga, Meir si trasferì a Padova dove entrò a far parte della Yeshivah di Yeudah Minz, fino a diventare rabbino capo della città, carica che mantenne fino alla morte. Si dedicò con particolare interesse allo studio del Talmud e in questo campo diventò un punto di riferimento per i capi delle comunità ebraiche a lui contemporanee.

Osservando gli oggetti sacri agli Ebrei esposti nel museo, siamo entrati in contatto con una cultura e una religione differente dalla nostra. Gli Ebrei infatti, sono ancora in attesa della venuta del Messia e il loro libro sacro è la Bibbia, che comprende la Torah (Pentateuco), ossia l'insieme dei primi cinque libri dell'Antico Testamento.

È stato molto interessante anche scoprire la storia del Ghetto, che spesso attraversiamo senza avere la consapevolezza di come sia nato e di come si sia sviluppato. Il Ghetto di Padova è stato istituito nel 1603, era un'importante realtà cittadina, sino alla chiusura definitiva avvenuta due secoli dopo, con l'invasione dell'armata napoleonica portatrice dei valori rivoluzionari francesi: libertà, uguaglianza, fraternità. Articolato su quattro vie principali, è caratterizzato da edifici alti con molti piani assai ravvicinati tra di loro, al fine di contenere la quantità di persone maggiore possibile.

Un altro aspetto particolare della cultura ebraica riguarda il culto dei morti: gli Ebrei tendono a tener ben separati il mondo dell' aldilà da quello dei vivi, per questo motivo cercano di andare al cimitero il meno possibile. In segno di riconoscenza verso il defunto, quando gli si va a far visita si poggia un sassolino sulla tomba per ricordare i quarant'anni in cui Mosè condusse il popolo ebraico,  in fuga dall'Egitto, attraverso il deserto verso la Terra Promessa: lungo il tragitto bisognava improvvisare delle sepolture di fortuna, si scavavano delle fosse nella sabbia, vi si adagiavano i corpi all'interno e poi si ricoprivano e, per evitare che essi venissero riportati alla luce durante le tempeste di sabbia, era usanza segnare i luoghi di sepoltura con grossi e pesanti massi. 

Giunti davanti alla tomba di Meir Katzenellenbogen, nell’antico cimitero ebraico di via Wiel, anche noi abbiamo aggiunto un piccolo sasso ai molti che già c’erano, per rendere omaggio  all’illustre rabbino che ha, si dice, un milione di discendenti.

Maria Vittoria Girone