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Venerdì 27 aprile 2018, la classe quinta della scuola “Cesarotti Arria” è andata in viaggio di istruzione ad Aquileia, in Friuli Venezia Giulia, con le quinte della “Reggia dei Carraresi”.

Quando siamo arrivati in Corso Milano, la nostra classe è stata divisa in due pullman. Uno dei due, per un problema, è partito con un’ora di ritardo.

Ci hanno accompagnato le maestre Alba, Emma, Simona.

Nei pullman c’erano anche tre archeologhe-guida (una per ogni classe).

Arrivati ad Aquileia abbiamo fatto merenda, poi ci siamo incamminati per andare a vedere l’antico porto fluviale sulla via Sacra.

 C’erano i resti degli attracchi delle imbarcazioni e dei magazzini a due piani, perché con l’alta marea bisognava salire un po’ per non bagnarsi e per non bagnare le merci.

Un po’ più avanti si vedevano le rovine del foro romano. Un tempo era grandissimo: lungo 142 metri e largo 70. Qui sono state ritrovate statue raffiguranti Giove Ammone che significava l’Occidente (Giove Ammone ha le corna di ariete ed è collegato al dio egizio Amon) e Medusa che significava l’Oriente (Medusa è una creatura mitologica greca che appena la guardi ti pietrifica).

        

Dopo il pranzo siamo andati a prendere le radio-guida con gli auricolari e siamo entrati nella Basilica patriarcale. Qui, infatti, non si poteva parlare a voce alta. La Basilica era piena di mosaici. Per esempio, uno raffigurava le quattro stagioni, un altro narrava la storia di Giona, un altro ancora raccontava la lotta tra un gallo e una tartaruga che per gli antichi Romani rappresentavano il dì e la notte, per i Cristiani il bene e il male. C’erano anche le facce di chi aveva pagato per la realizzazione dei mosaici, tanti pesci e il mare realizzato con delle righe dritte. La maggior parte delle persone, un tempo, non sapeva leggere e quindi conosceva le storie guardando le figure.

Nei sotterranei abbiamo visto vari affreschi mentre alcuni archeologi li stavano sistemando, altri mosaici e la base del campanile.

Siamo andati poi a vedere anche il battistero fatto a grande vasca esagonale con dei gradini. Il battesimo si faceva da adulti per immersione, cioè entravi nella vasca da una parte e uscivi dall’altra.

Successivamente siamo passati a vedere una domus, una casa romana, precisamente “La domus dei putti danzanti”.

 

 

Poco dopo l’archeologa-guida ci ha portati a vedere le terme che erano formate da quattro stanze, una con piscina ad acqua calda, una con piscina ad acqua tiepida, una con piscina ad acqua fredda e una con le latrine. Gli archeologi hanno trovato qui un mosaico che rappresentava un uomo con il codino. Al tempo degli antichi Romani, i maschi che avevano i capelli lunghi, quando andavano alle terme, li raccoglievano proprio così, con un codino.

In seguito abbiamo visto il sepolcreto fatto con dei recinti dove c’erano le tombe di famiglia. La sepoltura avveniva dopo una processione che partiva dalla città. Nei recinti, i familiari del morto usavano anche mangiare vicino al sarcofago del loro caro.

 

Abbiamo poi avuto qualche minuto per comprarci un ricordino, un gelato e per farci fare delle foto.

Infine siamo ritornati al parcheggio dove ci aspettavano i pullman per ritornare a casa.

Siamo giunti a Padova alle ore 18.15 circa in Corso Milano, nel stesso luogo della partenza.

 

 

 

 

24 aprile, la tabella di marcia ci porta a Jesolo, trasformatasi per alcuni mesi in luogo di attrazione per appassionati egittologi.

                                                                           

 

Già ci aspetta il fascino di una civiltà ricreata da reperti recuperati dai più grandi musei italiani e internazionali e riprodotta nei suoi ambienti più famosi e caratteristici.

 

I bambini entusiasti entrano silenziosi nel tunnel del sapere, incantati da immagini lunminose che, abilmente descritte da una guida, raccontano la storia dalle sue origini. Di seguito li si vede impegnati in un laboratorio sull’arte funeraria, in cui disegneranno un particolare delle figure sacre che appartengono al mondo dell’al di là, il tutto su carta di papiro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E dopo il forte impegno, il tanto atteso piacere: ci riversiamo in spiaggia, sciogliamo le righe e pranziamo in completo svago e in assoluta libertà.

                      

 

 

La gita a Chioggia, per gli alunni della classi terza e quarta, effettuata il 10 aprile, è stata una bella occasione per poter osservare ed approfondire il mondo della fauna marina e la vita dei pescatori al Museo di Zoologia Adriatica G. Olivi, dove si è potuto osservare un raro esemplare di squalo elefante imbalsamato (Olivia!).

                    

 I ragazzi, inoltre, hanno potuto osservare il pesce attraversando il caratteristico mercato cittadino.

Dopo la laguna è stato possibile godere degli svaghi  legati  al mare di Sottomarina (gelato, giochi in spiaggia). Nella fantastica Chioggia, città ricca di opportunità, in cui, di certo, non mancano le opportunità tutte “a portata di mano”.

                               

 

Presso la classe quarta della scuola Cesarotti si è da poco concluso il progetto di lettorato di lingua inglese “In English, please!”, svolto in codocenza con l’esperta madrelingua che ha curato attività di conversazione, arricchimento del lessico e potenziamento delle competenze comunicative.

 

                                                                     

Nelle otto ore di lezione è stata adottata una metodologia laboratoriale, pensata per potenziare e valorizzare le competenze linguistiche di tutti gli alunni nonché per educare all’intercultura.

 

La docente madrelingua Grace è riuscita a catturare l’interesse degli alunni partendo da un’attività di storytelling e dando, nel corso delle lezioni, la possibilità a tutti di parlare in inglese e mettersi in gioco con la lingua.

Durante tutto il corso la motivazione è stata tenuta molto alta grazie a giochi di gruppo, role playing, costruzione di flip-books, lavori in coppia e ascolto di canzoni.

                                                                             

Si spera che il progetto, partito quest’anno in via sperimentale, possa rinnovarsi ancora, riportando l’appuntamento con la lingua reale e viva all’anno scolastico 2018-19.

 

 

 

 

 

 

                                   

 

Anche quest'anno la scuola Cesarotti ha festeggiato l'ultimo giovedì di Carnevale con una esplosione di gioia, maschere e colori. Il giorno giovedì 8 febbraio bambini hanno interpretato al meglio lo spirito del Carnevale indossando sia maschere originali, sia vestiti mutuati dalla tradizione locale. 

Nel pomeriggio, dopo pranzo, tutti i bambini riuniti in palestra hanno dato il via alla tradizionale sfilata scolastica. In piccoli gruppi e con entusiasmo hanno mostrato costumi davvero originali. Ne citiamo solo qualche esemplare divertente: il faraone egiziano dal maestoso copricapo, lo chef esilarante nella sua tenuta impeccabile e, per non farci mancare niente,  anche Trump in stile James Bond ed un grande campionario di calciatori, messicani dal colorato sombrero, cheerleader.

                                                      

I ragazzi hanno avuto, in linea con lo spirito carnevalesco, la possibilità di esprimere al meglio la propria immaginazione interpretando in un allegro gioco i personaggi a cui sono affezionati.

Il 15 gennaio noi bambini della quarta Cesarotti ci siamo recati a Vicenza per visitare la mostra dedicata a Van Gogh presso la Basilica Palladiana. Dopo essere arrivati abbiamo atteso la guida che ci ha fatto capire bene come leggere un quadro e ci ha spiegato il percorso artistico di Van Gogh.

                                    

Alla mostra c’erano dipinti e disegni. I quadri del primo periodo erano sproporzionati e i colori piuttosto spenti. Col passare del tempo Van Gogh imparò, da solo, alcune tecniche così come ad usare i colori ad olio. Poi, però, quando sì trasferì in Francia, fu colpito dalla luce che in Olanda non aveva mai visto e fece entrare il colore nelle sue tele. Smise anche di disegnare persone e si concentrò sui paesaggi.

                   

In seguito alla lite con uno dei suoi migliori amici Gauguin, fu ricoverato in una casa di cura dove alternava periodi di alti e bassi. La pittura fu la sua più cara amica, era una specie di farmaco che lo aiutava nei momenti in cui la malattia era più forte.

Dipingeva tantissimo e, nell’ultimo anno specialmente, i suoi dipinti oltre che ai paesaggi da lui visti in prima persona si iniziava a  intravedere la presenza della morte. Infatti, accanto ai colori del giallo e dell’azzurro accesi e vivaci, ecco che dei corvi neri simbolo di morte, facevano la loro apparizione. Fu proprio in un campo di grano, vicino ad un covone che van Gogh diede fine alla sua vita e alla sua arte, con un colpo di pistola si suicidò e morì nella notte tra il 28 e il 29 luglio 1890, assistito dal suo amato fratello Theo.

 
 
                           
Giovedì 19 ottobre 2017, alle ore 8.30, siamo partiti da
scuola per recarci in un palazzo universitario situato in via
Vescovado 30, a Padova.
Una volta arrivati, accolti da una ragazza siamo entrati in
una stanza dove, seduti sopra un tappeto grigio abbiamo
assistito ad una lezione intitolata “A scuola con Tito Livio”.
                               
A parlare era una giovane professoressa           .
Questa raccontava la giornata scolastica dei bambini ai
tempi di Tito Livio, un padovano famoso per aver scritto la
storia della città di Roma (nel 2017 si ricorda il bimillenario
di morte dell’antico e prestigioso storico).
Quando si svegliava e uno schiavo gli apriva la finestra
della stanza, il bambino doveva lavarsi faccia e denti
usando l’acqua contenuta in una brocca, sciacquarsi e
asciugarsi. Si profumava anche i capelli.
Lo schiavo gli portava la tunica e i sandali, lui si vestiva e
andava a salutare i genitori.
                                                                                   
Prendeva una specie di cestino con gli oggetti che usava
per scrivere e fare i calcoli, lo dava al pedagogo (schiavo
che accompagnava l’alunno a scuola) e i due partivano.
Passavano dal fornaio dove il piccolo faceva colazione con
frutta secca, pane, uova, latte, formaggio e olive, poi
proseguivano per la scuola (questa veniva chiamata ludo
cioè gioco, il che è alquanto strano).
Il maestro sedeva su una sedia che si chiamava “cattedra”
e gli alunni su sgabelli.   
Entrando in classe i bambini salutavano l’insegnante con
l’espressione latina “Ave magister”, cioè “Salve maestro”.
La scuola era situata sotto un portico e questo era vicino
alla strada; in mezzo c’era solo una tenda.
 
Gli alunni scrivevano dentro una tavoletta di legno piena di
cera con uno stilo, bastoncino che aveva da una parte la
punta per incidere le parole e dall’altra la spatola per
cancellarle.
Scrivevano anche sui fogli di papiro con una canna corta e  
cava di bambù, appuntita. La intingevano dentro una
boccetta d’inchiostro nero, blu o rosso (quest’ultimo era il
più costoso e solo i ricchi se lo potevano permettere).
                                
Il contenitore dove si inseriva il papiro arrotolato aveva un
nome un po’ buffo, cioè “ombelico”, mentre il primo foglio
del rotolo di papiro si chiamava “protocollo”.
Per effettuare le operazioni, gli alunni usavano le dita
oppure un abaco dove mettevano dei sassolini chiamati
“calcoli”.
A mezzogiorno gli alunni riprendevano il loro porta-oggetti,
lo riconsegnavano al pedagogo, rientravano a casa per
mangiare e successivamente si ripresentavano a scuola.
Verso la fine della lezione, due nostri compagni hanno  
riassunto la leggenda di Romolo e Remo e un piccolo testo
teatrale che parlava di un dialogo tra due bambini di nome
Tito e Livia.
Infine abbiamo indossato tuniche, elmi, mantelli per entrare
ancora di più nel tempo degli antichi Romani.
 

Era autunno quando abbiamo raccolto qua e là, nel cortile della scuola e altrove, le tipiche foglie multicolori di stagione. Gli alunni hanno rappresentato questi pezzetti di natura con le poetiche tonalità degli acquerelli.

       

Poi è giunto l’inverno e si sa che i bambini, nei mesi del freddo, desiderano la neve, le vacanze in montagna e anche quelle belle, croccanti, coloratissime mele da addentare per merenda. Così abbiamo imitato un paesaggio montano e innevato di Giovanni Segantini e i pomi dipinti da Federico Zandomeneghi (la classe ha utilizzato i pastelli ad olio).

                                     

 

Ecco la primavera che ci porta lentamente dentro il sogno dei colori rosa, lilla, turchesi, violetti… dei quadri naÏf di Ivan Rabuzin. Ne riproduciamo uno con l’utilizzo della tecnica mista (acquerelli, pennarelli, matite colorate).

Finalmente il gran caldo! Siamo a due passi dall’estate e la luce sempre più accecante ci ricorda “Pascolo a Castiglioncello” di Telemaco Signorini che ridisegniamo e ricoloriamo a modo nostro con le cere e qualche tocco di matite colorate.

 

 

          

                                              

Con tre grandi ceste di terra e delle piantine che ci sono state fornite da INFORMAMBIENTE abbiamo realizzato un orto mobile a scuola che è stato un'occasione di condivisione e di amicizia e ci ha permesso di imparare tante cose sulla natura;

                              

  • l'origine di ciò che mangiamo e il legame con il territorio;
  • di conoscere direttamente le caratteristiche delle piantine, coltivarle e curarle;
  • di capire che cos'è la stagionalità;
  • di rendere più bello il giardino della nostra scuola.

Abbiamo partecipato anche alla mostra nel cortile di Palazzo Moroni con due cartelloni che raccontano un po' del nostro lavoro.