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Anche quest'anno la scuola Cesarotti ha festeggiato l'ultimo giovedì di Carnevale con una esplosione di gioia, maschere e colori. Il giorno giovedì 8 febbraio bambini hanno interpretato al meglio lo spirito del Carnevale indossando sia maschere originali, sia vestiti mutuati dalla tradizione locale. 

Nel pomeriggio, dopo pranzo, tutti i bambini riuniti in palestra hanno dato il via alla tradizionale sfilata scolastica. In piccoli gruppi e con entusiasmo hanno mostrato costumi davvero originali. Ne citiamo solo qualche esemplare divertente: il faraone egiziano dal maestoso copricapo, lo chef esilarante nella sua tenuta impeccabile e, per non farci mancare niente,  anche Trump in stile James Bond ed un grande campionario di calciatori, messicani dal colorato sombrero, cheerleader.

                                                      

I ragazzi hanno avuto, in linea con lo spirito carnevalesco, la possibilità di esprimere al meglio la propria immaginazione interpretando in un allegro gioco i personaggi a cui sono affezionati.

Il 15 gennaio noi bambini della quarta Cesarotti ci siamo recati a Vicenza per visitare la mostra dedicata a Van Gogh presso la Basilica Palladiana. Dopo essere arrivati abbiamo atteso la guida che ci ha fatto capire bene come leggere un quadro e ci ha spiegato il percorso artistico di Van Gogh.

                                    

Alla mostra c’erano dipinti e disegni. I quadri del primo periodo erano sproporzionati e i colori piuttosto spenti. Col passare del tempo Van Gogh imparò, da solo, alcune tecniche così come ad usare i colori ad olio. Poi, però, quando sì trasferì in Francia, fu colpito dalla luce che in Olanda non aveva mai visto e fece entrare il colore nelle sue tele. Smise anche di disegnare persone e si concentrò sui paesaggi.

                   

In seguito alla lite con uno dei suoi migliori amici Gauguin, fu ricoverato in una casa di cura dove alternava periodi di alti e bassi. La pittura fu la sua più cara amica, era una specie di farmaco che lo aiutava nei momenti in cui la malattia era più forte.

Dipingeva tantissimo e, nell’ultimo anno specialmente, i suoi dipinti oltre che ai paesaggi da lui visti in prima persona si iniziava a  intravedere la presenza della morte. Infatti, accanto ai colori del giallo e dell’azzurro accesi e vivaci, ecco che dei corvi neri simbolo di morte, facevano la loro apparizione. Fu proprio in un campo di grano, vicino ad un covone che van Gogh diede fine alla sua vita e alla sua arte, con un colpo di pistola si suicidò e morì nella notte tra il 28 e il 29 luglio 1890, assistito dal suo amato fratello Theo.

 
 
                           
Giovedì 19 ottobre 2017, alle ore 8.30, siamo partiti da
scuola per recarci in un palazzo universitario situato in via
Vescovado 30, a Padova.
Una volta arrivati, accolti da una ragazza siamo entrati in
una stanza dove, seduti sopra un tappeto grigio abbiamo
assistito ad una lezione intitolata “A scuola con Tito Livio”.
                               
A parlare era una giovane professoressa           .
Questa raccontava la giornata scolastica dei bambini ai
tempi di Tito Livio, un padovano famoso per aver scritto la
storia della città di Roma (nel 2017 si ricorda il bimillenario
di morte dell’antico e prestigioso storico).
Quando si svegliava e uno schiavo gli apriva la finestra
della stanza, il bambino doveva lavarsi faccia e denti
usando l’acqua contenuta in una brocca, sciacquarsi e
asciugarsi. Si profumava anche i capelli.
Lo schiavo gli portava la tunica e i sandali, lui si vestiva e
andava a salutare i genitori.
                                                                                   
Prendeva una specie di cestino con gli oggetti che usava
per scrivere e fare i calcoli, lo dava al pedagogo (schiavo
che accompagnava l’alunno a scuola) e i due partivano.
Passavano dal fornaio dove il piccolo faceva colazione con
frutta secca, pane, uova, latte, formaggio e olive, poi
proseguivano per la scuola (questa veniva chiamata ludo
cioè gioco, il che è alquanto strano).
Il maestro sedeva su una sedia che si chiamava “cattedra”
e gli alunni su sgabelli.   
Entrando in classe i bambini salutavano l’insegnante con
l’espressione latina “Ave magister”, cioè “Salve maestro”.
La scuola era situata sotto un portico e questo era vicino
alla strada; in mezzo c’era solo una tenda.
 
Gli alunni scrivevano dentro una tavoletta di legno piena di
cera con uno stilo, bastoncino che aveva da una parte la
punta per incidere le parole e dall’altra la spatola per
cancellarle.
Scrivevano anche sui fogli di papiro con una canna corta e  
cava di bambù, appuntita. La intingevano dentro una
boccetta d’inchiostro nero, blu o rosso (quest’ultimo era il
più costoso e solo i ricchi se lo potevano permettere).
                                
Il contenitore dove si inseriva il papiro arrotolato aveva un
nome un po’ buffo, cioè “ombelico”, mentre il primo foglio
del rotolo di papiro si chiamava “protocollo”.
Per effettuare le operazioni, gli alunni usavano le dita
oppure un abaco dove mettevano dei sassolini chiamati
“calcoli”.
A mezzogiorno gli alunni riprendevano il loro porta-oggetti,
lo riconsegnavano al pedagogo, rientravano a casa per
mangiare e successivamente si ripresentavano a scuola.
Verso la fine della lezione, due nostri compagni hanno  
riassunto la leggenda di Romolo e Remo e un piccolo testo
teatrale che parlava di un dialogo tra due bambini di nome
Tito e Livia.
Infine abbiamo indossato tuniche, elmi, mantelli per entrare
ancora di più nel tempo degli antichi Romani.
 

Era autunno quando abbiamo raccolto qua e là, nel cortile della scuola e altrove, le tipiche foglie multicolori di stagione. Gli alunni hanno rappresentato questi pezzetti di natura con le poetiche tonalità degli acquerelli.

       

Poi è giunto l’inverno e si sa che i bambini, nei mesi del freddo, desiderano la neve, le vacanze in montagna e anche quelle belle, croccanti, coloratissime mele da addentare per merenda. Così abbiamo imitato un paesaggio montano e innevato di Giovanni Segantini e i pomi dipinti da Federico Zandomeneghi (la classe ha utilizzato i pastelli ad olio).

                                     

 

Ecco la primavera che ci porta lentamente dentro il sogno dei colori rosa, lilla, turchesi, violetti… dei quadri naÏf di Ivan Rabuzin. Ne riproduciamo uno con l’utilizzo della tecnica mista (acquerelli, pennarelli, matite colorate).

Finalmente il gran caldo! Siamo a due passi dall’estate e la luce sempre più accecante ci ricorda “Pascolo a Castiglioncello” di Telemaco Signorini che ridisegniamo e ricoloriamo a modo nostro con le cere e qualche tocco di matite colorate.

 

 

          

                                              

Con tre grandi ceste di terra e delle piantine che ci sono state fornite da INFORMAMBIENTE abbiamo realizzato un orto mobile a scuola che è stato un'occasione di condivisione e di amicizia e ci ha permesso di imparare tante cose sulla natura;

                              

  • l'origine di ciò che mangiamo e il legame con il territorio;
  • di conoscere direttamente le caratteristiche delle piantine, coltivarle e curarle;
  • di capire che cos'è la stagionalità;
  • di rendere più bello il giardino della nostra scuola.

Abbiamo partecipato anche alla mostra nel cortile di Palazzo Moroni con due cartelloni che raccontano un po' del nostro lavoro.                                            

                                        

Durante i giorni 31 marzo e 26 aprile la scuola Cesarotti ha ospitato, in orario pomeridiano, gli animatori inglesi dell’associazione culturale linguistica ACLE. La palestra della scuola si è trasformata per un’ora in un piccolo teatro;  giacché è stata rappresentata la storia di Alice in Wonderland.

          

La bravura degli attori unita alla loro capacità di fare del teatro un momento di forte interazione non hanno deluso gli alunni della scuola che hanno partecipato con un grandissimo entusiasmo.

Questa esperienza è stata poi valorizzata con percorsi di workshops graduati svolti nelle classi della durata di circa un’ora, in cui i bambini, accompagnati dai tutors madrelingua, hanno rivisitato la storia in maniera laboratoriale per focalizzare l’attenzione sui contenuti linguistici secondo un approccio comunicativo alla lingua inglese.

          

 

 

Il contesto stimolante, il gioco, le canzoni hanno permesso di motivare, coinvolgere e rendere speciali questi due pomeriggi.

Mettiamo insieme un bel giorno di sole di metà aprile e 5 classi affiatate, entusiaste e pronte per la gita di plesso ed ecco che il risultato è stata una giornata emozionante e piena di scoperte dal risvolto scientifico e creativo.

 

Tutto il plesso Cesarotti, venerdì 21 aprile, si è recato presso il Parco degli Alberi Parlanti di Treviso per passare un’intera giornata all’insegna del gioco e della scoperta grazie a laboratori graduati con esperti dalla prima alla quinta.

 

 

 

 

 

In mattinata i bambini hanno preso parte a differenti attività: alla  prima è stato proposto un percorso pre-cinema e cartoon alla scoperta delle immagini in movimento e della realizzazione dei cartoon stessi.

 

La seconda, invece, ha scelto un laboratorio avventuroso dal titolo: draghi, dinosauri e animali estinti in cui bambini ed insegnanti hanno conosciuto il mostro di Loch Ness e la tremenda tigre dai denti a sciabola.

In terza, da veri buongustai, il percorso su scienza e alimentazione ha coinvolto i bambini nella storia del cacao, fino alla degustazione vera e propria di varie tipologie di cioccolato.

Infine, la quarta e la quinta hanno  optato per un percorso sulle scienze naturali che li ha portati a disegnare la natura del parco e dopo un’attenta analisi degli elementi naturali in esso presenti,  sono stati introdotti nei misteri della natura grazie alle guide.

 

Anche noi alla scuola Cesarotti abbiamo voluto fermarci e ricordare, riflettere e nutrire pensieri di pace. Ci siamo riuniti in palestra dove i bambini di terza  C hanno parlato della bellezza del confronto tra le varie religioni e i vari popoli che solo può nascere dall’incontro e dal desiderio di confrontarsi con chi per razza o religione è diverso da noi.  Questi pensieri, descritti a caratteri cubitali su cartoncini colorati, sono stati il frutto di un lungo lavoro fatto insieme alla maestra di religione e finalizzato all’educazione interculturale e al confronto interreligioso.

Come conclusione di questo momento i bambini di quinta C hanno riflettuto su questa giornata con il linguaggio della musica, che riesce a superare confini, lingue, religioni e razze per diventare possibilità di ricordo, aggregazione, festa e amicizia. Hanno suonato e cantato melodie  attraversando le tradizioni dei continenti e trascinando in un canto ebraico di pace finale tutti gli altri bambini della scuola che insieme hanno intonato il ritornello.

                    

 

 

Anche quest’anno la scuola Cesarotti è lieta di invitare tutta

la comunità scolastica

 al consueto concerto di Natale.

Ci vediamo martedì 18 dicembre

alle ore 14:20

presso la chiesa della Natività

 per scambiarci gli auguri di Natale.

Vi aspettiamo con gioia! Non mancate!